Venuto ​al mondo 3 csillagozás

Margaret Mazzantini: Venuto al mondo Margaret Mazzantini: Venuto al mondo

Una mattina Gemma sale su un aereo, trascinandosi dietro un figlio di oggi, Pietro, un ragazzo di sedici anni. Destinazione Sarajevo, citta-confine tra Occidente e Oriente, ferita da un passato ancora vicino.

Eredeti megjelenés éve: 2008

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Mondadori, Milano, 2021
532 oldal · puhatáblás · ISBN: 9788804686279
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Mondadori, Olaszország, 2010
582 oldal · ASIN: B005SZ54C6
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Mondadori, Milano, 2008
322 oldal · ISBN: 9788852012679

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Kiemelt értékelések

Tobzi>!
Margaret Mazzantini: Venuto al mondo

Kemény könyv.
Az első rész kevésbé fogott meg.
Aztán jön a háború, és a történet innentől (felnőtteknek való) kötelező olvasmány. Valószínűleg a háborúk mind hasonlók. Ha megértjük, hogy civilekként mennyire törékeny egy háborús városban minden élet, minden méltóság, minden hétköznapi gesztus, minden jóság; hogy egy háború mennyire végletekig kegyetlen, véletlenszerű, mocskos és megalázó, talán jobban megértjük a mai háborúk túlélőit is.
Szerettem, hogy a könyv a reményt választja, a virágot, amely a sírokon nő, minden ellenére.


Népszerű idézetek

Tobzi>!

„Cosa racconta una poesia come si deve?”
Pietro ci prova, farfuglia.
„Le cose che ti fanno male… però se le senti ti fanno anche bene… ti lasciano con la fame…”
„Fame di cosa?”
[…]
„Un buon poeta lascia lascia affamati d'amore.”

Tobzi>!

Si fa sempre una gran bella figura a parlare di politica internazionale, non si dice niente di utile per il mondo e niente di vero su se stessi.

Tobzi>!

Questo bambino è un granchio preistorico, scampato a una guerra, eppure appena approdato si queste strade flautate ha già bisogno di un seggiolino a uovo per sopravvivere! Com'è idiota la vita in tempo di pace.

Tobzi>!

È pericoloso restare in asse, esattamente dove si è, senza spostarsi di un millimetro, mentre tutto cade. È un eroismo che non serve a nulla, come non serve a nulla la dignità.

Tobzi>!

Si sentiva un suono diverso quando ci davamo il solito bacio, cozzavamo uno contro il dolore dell'altro, stagno nel corpo, mentre braccia che sembravano di ferro. E ci dava fastidio guardarci in faccia. Era meglio guardare gli estranei, la gente non sapeva.

Tobzi>!

La schiena è la parte che non puoi vederti, quella che lasci agli altri. Sulla schiena pesano i pensieri, le spalle che hai voltato quando hai deciso di andare.

Tobzi>!

La speranza appartiene ai figli. Noi adulti abbiamo già sperato, e quasi sempre abbiamo perso.

Tobzi>!

Sa che il male si mette in fila, in branco, perché è vile e non può restare da solo. Ha bisogno di essere guardato.


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