Il ​richiamo della foresta 1 csillagozás

Jack London: Il richiamo della foresta Jack London: Il richiamo della foresta

Una grande storia, una magnifica metafora del rapporto fra natura e creature vi-venti, un capolavoro capace di poesia e ferocia che parla al cuore dei lettori di o-gni età. Rapito e condotto tra i ghiacci del Klondike, all'epoca della febbre dell'o-ro, Buck viene picchiato e costretto a divenire un cane da traino, sperimentando i molteplici volti dell'animo umano, meschinità e grandezza, cupidigia e altruismo, aggressività e affetto. Nelle molteplici esperienze apprende la fatica e l'orgoglio dei cani da slitta e si trova più volte costretto a lottare per sopravvivere, finché la lezione del bastone e della zanna fa riaffiorare in lui l'ancestrale istinto selvaggio. Sfruttato duramente dai suoi ultimi padroni, Buck viene salvato da John Thornton, con il quale ritrova l'amore per l'uomo. Ma il richiamo della foresta e della natura si fa dentro di lui sempre più irresistibile…

Eredeti megjelenés éve: 1903

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Feltrinelli, 2013
192 oldal · ISBN: 9788807901812 · Fordította: Davide Sapienza
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160 oldal · ISBN: 9788879265249 · Fordította: Gianni Celati

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Ibanez P>!

… e quando nelle lunghe notti gelate levava il muso alle stelle gettando lunghi ululati nello stile dei lupi, erano i suoi antenati morti e ridotti in polvere, che levavano il muso alle stelle e ululavano nei secoli attraverso di lui. Quel grido modulato era il loro grido con cui avevano espresso la loro pena e tutto ciò che potevano suggerire loro la quiete, il freddo e la notte.

Ibanez P>!

Era più vecchio dei giorni che aveva vissuto, dei respiri che aveva respirato. Riuniva il passato al presente, e l'eternità dietro di lui palpitava in lui in un ritmo potente insieme al quale egli oscillava al pari delle maree e delle stagioni. Sedeva presso il fuoco di John Thornton: cane dal petto largo, dalle bianche zanne, dal lungo pelo, ma dietro di lui vi erano le ombre di cani di ogni specie, metà lupi e lupi selvaggi, che lo incalzavano e l o sollecitavano assaporando il cibo che lui mangiava, assetati dall'acqua che beveva, fiutando con lui il vento, ascoltando con lui e sussurrandogli i suoni della vita selvaggia nella foresta, suggerendogli i movimenti, dirigendo le sue azioni, sdraiandosi al suo fianco a dormire quando si accovacciava, sognando con lui e su di lui divenendo essi stessi l'oggetto dei suoi sogni.

Ibanez P>!

Era un bellissimo tempo primaverile ma né gli uomini né i cani se ne accorgevano. Ogni giorno il sole si alzava più presto e tramontava più tardi. L'alba sorgeva alle tre di mattino e il crepuscolo durava fino alle nove di sera. L'intera giornata era un bagliore di sole. Il silenzio spettrale dell'inverno cedeva al grande mormorio primaverile della vita che si destava.Quel mormorio sorgeva di tutta la terra, pieno di gioia di vivere. Veniva dagli esseri che tornavano alla vita e ancora si muovevano dopo essere stati come morti e immobili durante i lunghi mesi di gelo. La linfa saliva nel tronco dei pini. I salici e i pioppi tremuli lasciavano esplodere le giovani gemme. I cespugli e le viti si coprivano di nuovo verde. Di notte i grilli cantavano, e durante il giorno esseri strischianti o rampicanti di ogni genere uscivano al sole. Le pernici e i picchi frullavano e becchettavano nella foresta. Gli scoiattoli chiacchieravano, gli uccelli cantavano e risonava sulle loro teste lo strido delle anitre selvatiche che venivano dal Sud in sagaci stromi disposti a cuneo fendendo l'aria. Dai fianchi scoscesi di ogni colle veniva il sussurro di acque scorrenti, la musica d'invisibili sorgive. Tutto usciva dal gelo e si dispiegava sbocciando. Lo Yukon si sforzava di rompere il ghiaccio che lo opprimeva. Lo corrodeva dal di sotto, mentre il sole lo consumava in superficie. Si formavano cavità, si aprivano fessure che subito si allargavano nel fiume.

Ibanez P>!

Vi è un'estasi che segna la sommità della vita e oltre la quale la vita non può levarsi. E il paradosso dell'esistenza è tale, che quest'estasi viene quando più si è vivi, e si presenta come un completo oblio di vivere.

Ibanez P>!

– Nessuno ha mai visto un cane come questo, – aveva detto un giorno John Thornton mentre con i suoi soci osservava Buck uscire dall'accampamento.
– Dopo averlo fatto hanno spezzato a forma, – disse Peter.


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