Idézetek
Aureliano Secondo pensava senza dirlo che il male non stava nel mondo, ma in qualche luogo recondito del misterioso cuore di Petre Cotes, dove durante il diluvio qualcosa doveva essere sucesso, che aveva reso sterili gli animali e scivoloso il denaro. Turbato da questo enigma, scavò così profondamente nei sentimenti della donna, che cercando l'interesse trovò l'amore, perché per fare in modo che lei gli volesse bene finì per volerle bene. Petre Cotes, da parte sua, gli voleva sepre più bene a mano a mano che sentiva aumentare il suo affetto, e fu così che nella pienezza dell'autunno tornò a credere nella superstizione giovanile che la povertà fosse una schiavitù dell'amore. Entrambi rievocarono allora come un fastidio le baldorie insensate, la ricchezza fastosa e la fornicazione sfernata, e si rammaricavano pensando quanta vita gli era costata ritrovare il pardiso della solitudine a due.
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Ricordando queste cose mentre preparavano il baule di Josè Arcadio, Ursula si chiedeva se non era forse meglio sdraiarsi una buona volta nella tomba e che le gettassero sopra la terra, e chiedeva a Dio, senza timore, se credeva davvero che la gente fosse fatta di ferro per poter sopportare tante pene e mortificazioni; e chiedendo e chiedendo andava attizzando la sua stessa esacerbazione, e sentiva un'irreprimibile voglia di lasciarsi andare a imprecare come un forestiero, e di concedersi finalmente un istante di ribellione, l'istante tante volte anelato e tante volte rimandato di mettersi la rassegnazione nei fondelli, e mandare una buona volta tutto in merda, e togliersi dal cuore le infinite montagne di parolacce che aveva dovuto trangugiare in tutto un secolo di sopportazione.
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Attraversò un deserto giallo dove l'eco ripeteva i pensieri e l'ansietà provocava miraggi premonitori. In capo a settimane sterili, arrivò in una città sconosciuta dove tutte le campane suonavano a morto. Benchè nin li avesse mai visti, nè nessuno glieli avesse descritti, riconobbe immediatamente i muri cariati dal sale delle ossa, i decrepiti balconi di legno sventrati dai funghi, e inchiodato sul portone e quasi cancellato dalla ioggi il cartoncino più triste del mondo: Si vendono palme funebri.
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Qualche mese dopo tornò Francisco el Homre, un vecchio giramondo di quasi 200 anni che passava frequentemente da Macondo divulgando le canzoni che lui stesso componeva. In quelle canzoni, Francisco el Hombre riferiva con particolari minuziosi le notizie occorse nei paesi del suo itinerario, da Manaure fino ai confini della palude, di modo che se qualcuno aveva un messaggio da mandare o un avvenimento da divulgare, gli pagava due centavos per farglielo includere nel repertorio.
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